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I cannalori (candelore)

I cerei, o cannalori (candelore), sono opere d’arte lignee di varie dimensioni ed altezze, riccamente scolpite e dorate in superficie. Hanno lo stile del barocco siciliano, e contengono al centro un grosso cereo.
Tradizionalmente le candelore rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città di Catania, precedono la processione di Sant’Agata nei giorni 4 e 5 febbraio ma gia parecchi giorni prima dell’inizio delle festività girano per la città portandosi presso le botteghe dei soci della corporazione a cui sono legate.

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L’Etna maestoso vulcano

Il suo nome potrebbe risalire alla pronuncia del greco antico del toponimo Aitna, che deriva dalla parola greca aitho (bruciare) o dalla parola fenicia attano (fornace).
Un tempo era noto anche come Mongibello ossia montagna due volte (dal latino mons “monte” e dall’arabo Jebel “monte”) proprio per indicarne la sua maestosità.
L’ Etna, è il vulcano più alto d’europa e uno dei maggiori al mondo.

La sua altezza (che si aggira attualmente intorno ai 3.340 m s.l.m.) tuttavia varia nel tempo in quanto influenzata dall’attività persistente al cono sommitale.

Nonostante i vulcani eruttino prevalentemente dalla loro cima, da uno o più crateri sommitali, l’Etna si caratterizza per essere uno dei pochi vulcani al mondo in cui è stato possibile osservare a memoria d’uomo la nascita di nuove bocche eruttive sommitali, formatesi prevalentemente nel secolo scorso.

Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l’hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e romana e le credenze popolari che hanno associato il comportamento del vulcano a dei e giganti delle leggende romane e greche.

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Cannoli Siciliani

Il cannolo è una delle specialità più conosciute della pasticceria italiana.

Il riferimento del nome è legato alle canne di fiume cui veniva arrotolata fino a pochi decenni fa la cialda durante la sua preparazione.

Questo dolce ha un’origine remota, una prima descrizione si deve al duca Alberto Denti di Pirajno, cultore di gastronomia, il quale scrive: “Il cannolo non è un dolce cristiano, ché la varietà dei sapori e la fastosità della composizione tradiscono una indubbia origine mussulmana“.
Pino Correnti, nel suo Libro d’oro della cucina e dei vini della Sicilia sostenne, che il cannolo fu inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta, partendo da un’antica ricetta romana poi elaborata dagli arabi.

La tradizione, invece, racconta che furono le donne dell’ Harem dell’allora “Kalt El Nissa” che in arabo significa “Castello delle donne” (l’odierna Caltanissetta) le inventrici della ricetta e pare si fossero ispirate ad un dolce di origine romana, di cui già parlava Cicerone.

Si narra infatti che le concubine dell’emiro per ingannare l’attesa, durante le lunghe assenze del sultano, si dedicavano alla preparazione di cibi e dolci; queste, avrebbero dunque modificato un dolce arabo già esistente, fatto di ricotta, mandorle e miele, rielaborandolo con la ricetta romana citata da Cicerone dando vita ad una specialità che sarebbe poi divenuta nota al mondo.

Con la fine del dominio arabo in Sicilia gli harem scomparvero e probabilmente una o più donne, convertitesi alla fede cristiana, ritirandosi nei monasteri, portò con sé la ricetta.

Gran parte della sua notorietà e diffusione si deve comunque ai pasticceri di Palermo, che hanno contribuito a stabilizzarne la ricetta, così come la conosciamo oggi e ai pasticceri di Messina, che ne hanno anche inventato la variante con crema scura di ricotta e cioccolato.

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Arancini, tradizione di gusto

Gli arancini o arancine di riso rappresentano uno dei prodotti gastronomici più rappresentativi della Sicilia.

E’ un prodotto popolare e per questo risulta difficile trovare riferimenti su fonti storiche che possano chiarire le sue origini e le successive variazioni.
La sua origine si suppone sia legata al periodo della dominazione musulmana, epoca in cui sarebbe stato introdotto nell’isola l’usanza di consumare riso e zafferano condito principalmente con erbe e carne.

L’invenzione della panatura invece viene fatta risalire alla corte di Federico II di Svevia.
L’esterno croccante, infatti, assicurava una buona conservazione del riso e del condimento che poteva essere così trasportato facilmente durante i viaggi e le battute di caccia.

Nella parte occidentale dell’isola questa specialità è conosciuta come “arancina”, mentre nella parte orientale è chiamata “arancino”.

Secondo lo scrittore Gaetano Basile la pietanza dovrebbe essere indicata al femminile, in quanto il nome deriverebbe dal frutto dell’arancio, l’arancia appunto, che in lingua italiana è al femminile. Tuttavia in siciliano la declinazione al femminile dei frutti non è frequente quanto in italiano, e nel caso specifico l’arancia viene detta arànciu come testimoniato dal Dizionario siciliano-italiano del palermitano Giuseppe Biundi